UNA NUOVA VISIONE DEL MONDO

di Vittorio Sgarbi

Negli anni Ottanta e Novanta del Novecento si è concluso quel processo, iniziato negli anni Venti, che ha portato a identificare la fotografia come una forma d’arte autonoma, che non imita la pittura o la scultura ma indaga la realtà e i temi della bellezza, del dolore, della vita attraverso un linguaggio autonomo e altrettanto autorevole.
L’autrice, anche con l’uso dell’ologramma, raggiunge la rappresentazione di tutte e quattro le dimensioni della realtà, altezza, larghezza, profondità e tempo, che la pittura ha conquistato nel lungo periodo, circa 700 anni, che va da Giotto a Picasso. Ma la sorpresa che vive il fruitore quando si trova di fronte alle opere di Pezzino de Geronimo è scoprire come la natura, comunque la si guardi, sia fonte inesauribile di Meraviglia e di Bellezza, la convocazione che l’Uomo contemporaneo sembra abbia smesso di ascoltare.
Il lavoro di questa artista ha un valore oltre che estetico anche educativo. Le sue opere conducono lo spettatore alla conoscenza tramite l’emozione e non fornendogli dati, spostando il suo sguardo dalla prosa alla poesia.
Si fa interprete con una grande libertà espressiva e con un’indiscussa capacità tecnica, di una nuova visione del mondo, portando l’osservatore ad una profonda riflessione.
Dalle sue foto emerge lo spirito delle cose, che è il compito dell’Arte, e non la misura del dato percepito. Ed è quel movimento che si diffonde nello spazio che separa il fruitore dall’opera, quell’attimo eterno che crea il dialogo con l’opera, una relazione dinamica che non prevede il Logos, ma la follia dell’Amore.